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Buongiorno Donna. Un anno di Coronavirus, come hai vissuto questo periodo?

  • 12 Marzo 2021

Buongiorno Donna. Un anno di Coronavirus, come hai vissuto questo periodo?

Buongiorno Donna. Un anno di Coronavirus, come hai vissuto questo periodo?

Ci interessa raccogliere la tua testimonianza nella forma più comoda per te: lettere, racconti, brevi interventi, video, audio, anche solo una frase...
Vorremmo dare spazio alla tua voce. Contattaci ad uno dei nostri riferimenti.

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Ecco alcune risposte che abbiamo ricevuto da una delle nostre lettrici:

 

24/03/2021

Ho ascoltato con piacere la tua intervista, molto bella! Anche io ho vissuto un burnout molto profondo tra il carico di lavoro e il fallimento dell’ennesima relazione. Ma sai, per me è stato davvero un trampolino molto forte x ripartire. Da novembre ho un compagno meraviglioso, conosciuto in un gruppo di formazione, che non mi fa stare nel dubbio, da cui mi sento profondamente amata e che amo. In un contesto lavorativo drammatico, sotto organico con molti turni, ho capito che il mio obiettivo non era essere efficiente nonostante tutto, ma migliorare la mia qualità di vita. Così mi sono mossa e a marzo ho dato le dimissioni. Avrò un incarico in un nuovo ospedale da maggio, più lontano rispetto a quello in cui lavoro adesso...ok un po’ scomodo rispetto a casa ma decisamente più comodo x la mia qualità di vita. Passo da un contratto a tempo indeterminato ad un incarico rinnovabile...in attesa di un nuovo concorso. Passo dal certo all’incerto ma credimi, l’unica vera certezza che ho qui è che mi tolgono la pelle di dosso. Così ecco il mio 2021, in pieno lockdown, passo da un burnout globale (affettivo e professionale) ad una rinascita.

 

12/03/2021

Il Coronavirus ha puntato un faro sulle profonde disuguaglianze del mondo in cui viviamo e sulla relativa impreparazione del nostro modello sociale ad affrontare cambiamenti in tempi rapidi. Il mio impegno sta nel cercare di ripensare completamente il modo in cui vivo e lavoro per non lasciare più indietro nessuno. Vorrei poter "approfittare" di questa situazione critica per immaginare una ripartenza in cui tutti contino, non come interlocutori ma come co-creatori del cambiamento che vogliamo. Soprattutto i giovani, non dovrebbero più essere soggetti nei confronti dei quali agire, ma soggetti agenti, a cui dare spazio, e garantire loro un accesso equo a un'istruzione di qualità, anche fuori scuola, dev'essere una priorità assoluta.

Vorrei che il Recovery fund fosse prima di tutto un Social recovery, che affrontasse le nuove povertà che già c'erano prima del Coronavirus e che si sono ora inasprite. Vorrei che i confini fossero aperti, come aperta dev'essere la nostra mente. Abbiamo bisogno di far entrare aria nuova, e questa viene soprattutto dalle contaminazioni con culture diverse. La cultura deve contare di più, come elemento perturbante e disobbediente rispetto a una "normalità" che ha dato evidenza di non funzionare, perché non esiste. Abbiamo bisogno di raccontarci storie nuove, abbiamo bisogno di parole nuove.

Dobbiamo farci domande scomode, utili e tutti devono poter fare la loro domanda e dare la loro risposta.